Analisi clinica e strumentale

Nanussi Alessandro, odontoiatra, prof. a c. Università Milano-Bicocca.*

Negroni Alberto, tecnico di posturometria e odontotecnico.**

Bellotti Davide, odontoiatra.**

Missaglia Camilla, odontoiatra.**

Sparano Nicola, odontoiatra.***

Sparano Francesco, odontoiatra.***

Barattini Dionisio Franco, medico specialista in neurologia.****

Reparto di Gnato-posturologia e Dolore cranio-facciale

Head : Alessandro Nanussi

Clinica Odontoiatrica dell’ Università degli Studi Milano-Bicocca

Ospedale S. Gerardo di Monza

Cattedra e Unità Operativa di Chirurgia Maxillo-Facciale

Unità Operativa di Odontostomatologia

Direttore: Prof. Alberto Bozzetti

*Responsabile di reparto

**Frequentatori di reparto

***Liberi professionisti

****Consorzio Opera Group

ANALISI CLINICA E STRUMENTALE DELLE CORRELAZIONI TRA MALOCCLUSIONE E DISTURBI TEMPORO-MANDIBOLARI (DTM) IN ATLETI PROFESSIONISTI

INTRODUZIONE La valutazione dell’occlusione ha subito un’ evoluzione importante soprattutto negli ultimi anni, nei quali si sono diffusi protocolli operativi odontoiatrici che consentono a molti dentisti di approcciare riabilitazioni complesse e pazienti considerati “difficili”.

L’analisi strumentale della funzione stomatognatica è di grande aiuto se si vuole eseguire una riabilitazione anatomica e funzionale, nel rispetto di quei parametri la cui armonia consente il buon funzionamento del sistema .

Questi esami seguono sempre ovviamente la imprescindibile valutazione clinica del paziente, non solo dal punto di vista odontoiatrico e , nel caso specifico, gnatologico, ma anche della salute generale e dell’ atteggiamento posturale.

Nell’inquadramento diagnostico del paziente, è data quindi la possibilità all’operatore sanitario di avvalersi di test strumentali computerizzati. E’ così possibile misurare e registrare parametri funzionali, utili alla identificazione e quantificazione dei fattori che concorrono a determinare lo stato patologico del paziente. In altri casi vengono evidenziate problematiche subcliniche, la cui slatentizzazione è utile per il raggiungimento della massima coordinazione di tutte le componenti del sistema locomotore, della quale necessita l’atleta agonista.

Gli esami strumentali consentono inoltre di monitorare nel tempo la situazione del paziente, fornendo un utile riscontro oggettivo ai sintomi riferiti dallo stesso e ai segni rilevati dal medico.

Ad eccezione degli esami radiologici, si tratta di prove non invasive nè dannose, condotte, come detto, sempre in associazione ad una valida indagine anamnestica e clinica, finalizzata ad individuare il meccanismo patogenetico per il quale il test strumentale consente un approfondimento diagnostico.

Le implicazioni di carattere medico-legale relative alla possibilità di registrare dati oggettivi basterebbero da sole a suggerire di valutare con attenzione l’opportunità di avvalersi di questa strumentazione. 

D’altro canto l’impegno economico per il professionista, che si riflette poi sul paziente, e la necessità di adeguare i propri protocolli diagnostici, integrandoli con i rilievi strumentali, richiedono una precisa valutazione delle indicazioni all’impiego di ciascuno di questi supporti tecnologici, per individuare quegli strumenti che più efficacemente affiancano e avvalorano le procedure operative di ciascuno.

La valutazione dei movimenti mandibolari attraverso kinesiografia rappresenta un importante ausilio di cui è possibile avvalersi nella programmazione, nell’esecuzione e nel controllo di una riabilitazione protesica, a maggior ragione se la stessa è supportata da pilastri osteointegrati , che non godono di un legamento che assorba i carichi non fisiologici e che non sempre sono posizionati secondo l’esigenza della distribuzione dei carichi occlusali. Ancor più critica è questa situazione quando il paziente soffre di atteggiamenti parafunzionali (bruxismo, serramento, iperpercezione dei contatti occlusali, abitudini viziate) o manifesta sintomi riconducibili ad una Sindrome Disfunzionale Cranio-Cervico-Mandibolare, attiva o latente.

La dinamica del movimento mandibolare è rilevabile anche attraverso una assiografia digitale ( Arcus Digma) , ma l’assiografo nasce per tracciare i movimenti condilari, identificare il punto di rotazione articolare in rapporto al piano asse-orbitale, e le variabili indispensabili per impostare i valori di un articolatore individuale, agevolando notevolmente le procedure diagnostiche e terapeutiche non solo in ambito gnatologico ma anche ortodontico e protesico ( discipline, queste ultime, che dovrebbero sempre essere “ gnatologicamente guidate”)

Strumento chiave per stabilire se l’individuo è in equilibrio è la pedana posturometrica e stabilometrica. La pedana registra ed elabora, tramite un apposito software, i carichi plantari e le oscillazioni della proiezione sul piano orizzontale del baricentro del paziente. I dati risultanti mettono in evidenza sul monitor la proiezione al suolo dei carichi posturali, il loro valore sui due piedi e l’andamento del baricentro di ogni arto. Si possono così ricavare informazioni utili sulla variazione delle strategie di controllo dell’ equilibrio, in funzione degli stimoli trasmessi al paziente, inclusa ( e fondamentale ) la valutazione dell’ eventuale interferenza da parte dell’ occlusione dentale, tesa ad identificare le correlazioni dette “ discendenti”, o la presenza di interferenza da parte della componente visiva o di quella otovestibolare.

La valutazione stabilometrica idealmente viene eseguita da Tecnico di Posturometria qualificato, ma esistono protocolli semplificati ad uso dell’ odontoiatra finalizzati a slatentizzare le suddette correlazioni, che possono , in contesto predisponente, complicare la gestione degli aspetti funzionali della terapia.

L’applicazione dell’elettromiografia di superficie, in particolare nella sua versione più evoluta, la sincromiografia, si sta estendendo, dal campo neurologico e fisiatrico, ad altri settori clinici e di ricerca nei quali risultano utili la valutazione della forza muscolare, i test isometrici, lo studio della fatica muscolare, del controllo del movimento e del dolore, dei tremori muscolari, l’analisi delle prestazioni in medicina dello sport, lo studio del cammino e in generale dell’attività contrattile muscolare, inclusa quindi la funzione dell’apparato stomatognatico per quanto concerne la masticazione, la fonetica, la deglutizione, il rapporto occlusale nelle sue implicazioni intra- ed extra-orali.

Nel caso degli sportivi, inoltre, consente valutazioni sul campo.

È quindi possibile mettere in relazione la componente gnatologica ed occlusale con

l’attività del sistema neuromuscolare aumentando così la conoscenza della fisiologia del sistema e l’approfondimento diagnostico.

SCOPO DEL LAVORO: Lo scopo di questo studio è analizzare il concetto di malocclusione, prendendo in considerazione non solo gli aspetti anatomici ma anche quelli funzionali. Ad oggi, sulla base degli studi presenti in letteratura, non è possibile affermare che la malocclusione provochi l’insorgenza dei DTM, prevalentemente a causa della grande eterogeneità dei lavori pubblicati. La causa di un evento deve essere unica, necessaria e sufficiente per poterlo generare. A fronte di percentuali elevate di pazienti malocclusi però, non corrispondono altrettanti casi di DTM. Tuttavia il trattamento dei DTM attraverso placche occlusali risulta significativamente efficace, perciò è opportuno insistere nella ricerca di evidenze scientifiche che avvalorino tale correlazione. Ad accentuare le difficoltà nella ricerca vi è la grande variabilità nella capacità di compensazione individuale, in un contesto patogenetico spesso multifattoriale che richiede un approccio terapeutico multidisciplinare.

Poiché molti autori pongono particolare attenzione all’analisi della funzione e sottolineano come sia la muscolatura a guidare la dinamica, abbiamo deciso di testare degli atleti, che hanno la necessità di utilizzare al massimo la muscolatura e sollecitano quindi maggiormente il sistema muscolo-scheletrico rispetto ai non atleti.

MATERIALI E METODI: In questo studio sono stati testati 74 atleti appartenenti alle società CUS Rugby Genova, Gruppo Sportivo Atletica Brugherio, Società Educazione Fisica Torres. Il protocollo di ricerca prevede, sulla base delle linee guida tracciate dalla SIOS ( Società Italiana di Odontostomatologia dello Sport), una valutazione gnatologica che comprende l’analisi dei movimenti mandibolari, l’esame dell’ATM e una valutazione occlusale ( secondo un protocollo ispirato alle indicazioni della AIG , l’ Associazione Italiana Gnatologia). A questi dati sono stati associati quelli derivanti dall’esame ortodontico. Tutti gli atleti sono stati sottoposti ad un’elettromiografia di superficie a quattro canali dei muscoli masticatori elevatori della mandibola (massetere superficiale e temporale anteriore) utilizzando un elettromiografo BTS TMJoint® e relativo protocollo. A quest’analisi è seguito un esame posturo-stabilometrico degli atleti, realizzato utilizzando una pedana Lizard® a tre celle di carico.

Nell’analisi dei risultati è stato fatto un confronto tra le rilevazioni effettuate in massima intercuspidazione e quelle effettuate sui rulli di cotone sia per quanto riguarda le interferenze occlusali sul controllo della postura che le disarmonie muscolari di origine occlusale.

La valutazione clinica della presenza di DTM è stata correlata con la valutazione clinica ortodontica e con i risultati degli esami sincromiografico e stabilometrico, in cerca di associazioni statisticamente significative.

RISULTATI: L’analisi statistica è stata effettuata utilizzando il test chi quadro, prendendo come indice di significatività X2>0,05. L’unica associazione significativa (X2=0,019) emersa è quella tra disturbi temporo-mandibolari e interferenza posturale. In accordo con i dati attualmente disponibili in letteratura, non è stato possibile identificare la malocclusione come fattore eziologico dei disturbi temporo-mandibolari. Questi, infatti, rappresentano una patologia multifattoriale nella quale si possono individuare dei fattori predisponenti quali relazioni disarmoniche occlusali o scheletriche, patologie degenerative, reumatologiche, endocrine o alterazioni posturali. Inoltre un contributo importante nella sollecitazione del sistema deriva dalla componente emotiva, spesso presente sia in comuni soggetti parafunzionali o disfunzionali, sia negli atleti per comprensibili ragioni agonistiche. Da soli, quindi, i fattori predisponenti non sono in grado di generare la patologia, a questi devono sommarsi dei fattori scatenanti quali parafunzioni, traumi o terapie incongrue.

DISCUSSIONE Dall’analisi statistica emerge che, nonostante nella categoria dei malocclusi l’87,5% dei pazienti sia affetto da disturbi temporo-mandibolari, non è possibile associare questi due parametri; vi è infatti un’alta percentuale di DTM anche negli atleti normocclusi.

Il termine malocclusione non dovrebbe limitarsi alla semplice condizione di alterato allineamento dentale, ma a una incongrua relazione spaziale cranio-mandibolare. Quello che si evince dai risultati di questo studio è come si possano trovare arcate il cui allineamento viene considerato non corretto ma che non determinano significative conseguenze funzionali o, al contrario, è molto frequente osservare arcate allineate che nascondono una relazione cranio mandibolare completamente alterata. È altresì vero, però, che una malocclusione (intesa nel comune senso di cattivo allineamento dentale) determina spesso una alterata posizione spaziale della mandibola con conseguente adattamento posturale, soprattutto a livello cranio-cervicale.

Dai dati emersi da questo studio risulta impossibile identificare la malocclusione come causa eziologica dei disturbi temporo-mandibolari. Questi, infatti, rappresentano una patologia multifattoriale nella quale si possono individuare dei fattori predisponenti quali relazioni disarmoniche occlusali o scheletriche, patologie degenerative, reumatologiche, endocrine o alterazioni posturali. Da soli, però, i fattori predisponenti non sono in grado di generare la patologia, a questi devono sommarsi dei fattori scatenanti quali parafunzioni, traumi o terapie incongrue.

Oltre alle cause predisponenti e scatenanti sono state individuate anche delle componenti perpetuanti come i fattori strutturali o psicologici.

Negli ultimi sessant’anni l’approccio alla gnatologia e ai disturbi temporo-mandibolari è cambiato drasticamente, in quanto è stato dato un peso sempre maggiore agli aspetti muscolari. Si è passati dalla definizione di sindrome algico-disfunzionale dell’ATM (Schwarz LL, 1956) a quella di sindrome algico miofasciale da spasmo muscolare (Laskin DM, 1969), per poi arrivare a quella di patia disfunzionale cranio-cervico-mandibolare (Giannì E, 1980).

L’occlusione, come risulta evidente dalla letteratura, non è l’unico fattore che può causare i disturbi temporo-mandibolari; infatti tra i denti e l’ATM si interpongono i muscoli del distretto testa-collo, che permettono a queste due entità di essere collegate tra loro.

Contrariamente alle nostre aspettative, è stata trovata una correlazione diretta tra DTM e interferenza posturale di origine occlusale. Un principio deduttivo ci porta a ritenere le due variabili associabili; infatti nel meccanismo di controllo posturale prendono parte informazioni propriocettive (muscoli, tendini, articolazioni), vestibolari, visive e informazioni dalle aree motorie corticali e subcorticali. In particolare, la propriocezione mandibolare è composta dalle informazioni derivanti dai muscoli masticatori e del legamento paradontale che contribuiscono al controllo della postura della testa attraverso la modulazione dell’attivazione del muscolo sternocleidomastoideo (Kibana Y et al., 2002). Una qualsiasi disfunzione di una di queste informazioni sensoriali è compensata da strategie posturali (Kandell ER et al., 1991): le alterazioni posturali nei pazienti con DTM sono legate ai cambiamenti considerati anomali della posizione della testa, del collo e del tratto cervicale (Kibana Y et al., 2002). Molti studi hanno mostrato una connessione funzionale tra il sistema motorio della mandibola e quello cervicale, che permette probabilmente al sistema trigeminale di modulare i movimenti cervicali durante la masticazione (Igarashi N et al., 2000; Zuniga C et al., 1995; Clark GT et al., 1993). Al cambiamento della posizione mandibolare, gli input trigeminali derivanti dai recettori paradontali (dovuti al cambiamento della localizzazione dei contatti occlusali), dai recettori dell’articolazione temporo-mandibolare (dovuti alla rotazione e/o alla traslazione dei condili) e dai recettori muscolari (dovuti alla variazione della posizione mandibolare) possono concorrere alla modulazione dei pool neuronali motori dei muscoli cervicali (Miralles R et al., 1992). Eriksson PO et al. nel 1998 suggerirono che le informazioni afferenti dalla regione oro-facciale dovrebbero essere considerate input significativi per i meccanismi di controllo motorio della testa e del collo. Questo potrebbe essere dovuto alla relazione tra il tratto discendente del nervo trigemino e le radici dorsali del tratto cervicale (Miralles R et al., 2002). I neuroni delle tre divisioni del V nervo cranico e dei nervi cranici VII, IX e X condividono gli stessi pool neuronali della parte superiore del tratto cervicale (Miralles R et al., 2002). Il mantenimento dell’equilibrio è un processo complesso nel quale sono coinvolte componenti neuronali, muscolari, scheletriche, visive e vestibolari. Le informazioni dei sistemi sensoriali, usate dal sistema del controllo posturale per una rappresentazione della configurazione spaziale del corpo, richiedono l’attivazione dei centri superiori del sistema nervoso, specialmente quelli del tronco cerebrale e del cervelletto (Morasso PG et al., 1999).

È stato altresì dimostrato come un’alterazione in un distretto corporeo possa indurre dolore o disfunzione in un altro, attraverso l’attivazione del sistema nervoso centrale (Browne PA et al., 1998). Da uno studio pilota effettuato sui ratti (D’Attilio M et al., 2005) sembra che vi sia un’influenza reciproca tra malocclusione dentale e deficit posturali.
Analogamente ad altri studi presenti in letteratura (Ferrario VF et al., 1996; Bracco P et al., 1998), nemmeno in questo studio sono state trovate correlazioni significative tra malocclusione e controllo posturale. Questi risultati indicano che il contatto occlusale esercita solo una debole influenza sul sistema posturale; tuttavia, i pazienti con DTM hanno un’alta prevalenza di disfunzioni cervicali e dell’attività dei muscoli del collo, che possono influenzare l’attività dei muscoli masticatori. Questo può essere causato da un’inadeguata posizione della testa che richiede uno sforzo addizionale della regione cervicale, alterando l’intero sistema masticatorio (Wright EF et al., 2000). L’attività dei muscoli della mandibola è associata a quella dei muscoli del collo e del tronco. Alterazioni all’equilibrio muscolare potrebbero influenzare la posizione mandibolare (Kiliaridis S et al., 1995). Di contro, cambiamenti nella postura mandibolare, indipendentemente dal fatto che siano causati dall’occlusione, da disturbi muscolari o da disfunzioni temporo-mandibolari, possono influenzare la muscolatura del collo e la postura (Huggare JA, 1992; Daly P et al., 1982, Salonen MA et al., 1994).

L’associazione tra interferenza posturale e DTM ci porta a pensare che il paziente disfunzionale manifesti la problematica in un contesto in cui la capacità di compensazione è ridotta e, pertanto, non sia in grado di ammortizzare le disarmonie occlusali. È quindi possibile che nella genesi dei DTM abbia più importanza l’aspetto posturale piuttosto che quello locale e questo potrebbe essere uno dei motivi per i quali, in letteratura, è riportata una grande varietà di approcci discordanti, tra i quali si possono citare: trattamento farmacologico, terapia occlusale, fisioterapia, chirurgia dell’articolazione temporo-mandibolare e terapia comportamentale del paziente (Wright and Sluka, 2001; Okeson, 2003). Gli approcci terapeutici per i DTM variano fortemente a seconda delle diverse teorie eziologiche. Tuttavia i DTM possono avere molti fattori causativi e le cause precise non sono ancora state completamente chiarite (Okeson JP, 1996; De Leeuw R, 2008). È stato dimostrato che l’approccio multidisciplinare è quello che permette di raggiungere i migliori risultati nella gestione dei DTM (McNeely et al., 2006; De Leeuw R, 2008).

L’interferenza posturale si manifesterebbe quindi in un sistema più rigido con minori capacità di compensazione. Occorre ricordare che con il termine interferenza posturale di origine occlusale intendiamo un peggioramento nelle strategie di controllo dell’equilibrio, che si manifesta in massima intercuspidazione rispetto alla rilevazione effettuata ad arcate svincolate mediante l’interposizione di rulli di cotone. Già nella pubblicazione di Ferrario VF et al. del 1996 si è evidenziato come, pur non essendoci variazioni nel centro di pressione podalico, le oscillazioni del baricentro nei pazienti affetti da DTM erano ridotte nel test con i rulli di cotone. In quest’ottica, è interessante notare come i pazienti affetti da DTM, confrontati con pazienti sani, rispondano con un maggiore rischio a sviluppare dolore alla palpazione muscolare quando vengono introdotte iatrogenicamente interferenze occlusali (Le Bell Y et al., 2002).
L’approccio terapeutico deve quindi essere multidisciplinare; nella terapia con bite si è in grado di dare maggiore compliance al sistema andando ad agire solamente sull’aspetto locale della problematica. Il bite, infatti, interrompe le informazioni propriocettive dei meccanocettori del legamento paradontale, permettendo ai muscoli di guidare la mandibola in una posizione di equilibrio funzionale (Landulpho AB et al., 2004).

Molti autori raccomandano una riabilitazione del sistema cranio-mandibolare proprio per la correlazione tra postura e funzionalità dell’articolazione temporo-mandibolare (Komiyama O et al., 1999; Wright EF et al., 2000). L’American Accademy of Craniomandubular Disorders e la Minnesota Dental Association indicano la fisioterapia come un importante trattamento per diminuire il dolore muscoloscheletrico, ridurre l’infiammazione e ristabilire la funzione dell’apparato stomatognatico.

Nonostante in letteratura siano pochi gli studi che valutano l’effetto dell’osteopatia nel trattamento dei DTM (Larsen NJ, 1976; Royder JO, 1981), Monaco et al., in una pubblicazione del 2008 suggeriscono che l’osteopatia possa indurre cambiamenti nella dinamica dell’apparato stomatognatico, offrendo un valido supporto all’approccio clinico dei DTM.

Alla luce di quanto esposto non stupisce quindi la mancanza di significatività nella correlazione tra DTM e interferenza muscolare di origine occlusale. L’assenza di correlazione tra queste due variabili indica che localmente non vi sono compensazioni muscolari e può suggerire che, nella genesi dei disturbi temporo-mandibolari, l’aspetto posturale possa giocare un ruolo chiave.

Occorre una riflessione su quanto sia congruente la nostra misurazione con l’effettiva sollecitazione a cui è sottoposto l’ atleta durante l’attività agonistica. Valutazioni retrospettive della capacità di reclutamento muscolare espressa attraverso l’ “ impact-factor” sincromiografico, eseguite presso il nostro reparto, hanno evidenziato negli sportivi valori ( espressi in micronvolt al secondo) da doppi a quintupli rispetto allo stesso test condotto su pazienti non sportivi. La possibilità di eseguire l’ analisi durante il gesto sportivo, analogamente ad una telemetria, ha inoltre mostrato che il pattern di reclutamento dei muscoli elevatori cambia significativamente anche nello stesso soggetto a seconda della condizione in cui viene rilevato ( battuta o ricezione nella pallavolo, stop o scatto nel calcio ecc.) . Anche la valutazione stabilometrica mostra risultati differenti, in genere migliori, se il soggetto è sollecitato a livello cardiovascolare e neuromuscolare ( stressor – test), o se indossa la divisa sportiva ( tacchetti da calcio, scarponi da sci, scarpe da danza o da golf) rispetto alla valutazione ortottica standard, eseguita a piedi scalzi.

PROSPETTIVE FUTURE Restano quindi da compiere ulteriori studi e approfondimenti, tesi a definire protocolli di riferimento nell’ interesse primario della salute dell’ atleta, e anche nella possibilità di agevolare la performance sportiva, quantomeno favorendo la compensazione delle interferenze sulla dinamica del movimento.

In particolare per quanto concerne la valutazione della prestazione, si sente la necessità di valutazioni finalizzate a quantificare le variazioni della stessa in modo indipendente dalla registrazione delle impressioni soggettive dell’ atleta, generalmente positive dopo l’applicazione di un bite ben bilanciato. A tale proposito stiamo raccogliendo dati sul rapporto fra frequenza di infortuni e dati stabilometrici, e sulla risposta di forza esplosiva e resistente misurata con accelerometro inerziale BTS associata alla applicazione di oral devices quali bite e paradenti.

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49 commenti su “Analisi clinica e strumentale

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